Ussassai

Situato al confine tra le regioni storiche della Barbagia di Seulo, di cui fa parte, e dell’Ogliastra, Ussàssai è il più piccolo paese dell’omonima ex provincia, oggi inglobata in quella di Nùoro. La bellezza dei suoi paesaggi e dei suoi boschi di lecci e filliree, che lambiscono l’abitato, danno a questo borgo le sembianze di un suggestivo presepe incastonato al centro della costellazione dei celebri “Tacchi d’Ogliastra”, imponenti rocce calcaree verticali tipiche della zona. Il nome del paese è con ogni probabilità di origine nuragica e ha a che fare con questi monumenti naturali, chiamati in lingua sarda “assas”. U-sassa dovrebbe significare infatti “al di qua dell’assa”. E non è un caso che oltre il Tacco del monte Corongiu che guarda a Est si trovi il paese di Ulassai, Ul-assa ovvero “al di là dell’assa”.

Per arrivare in questo antico borgo è necessario percorrere la SS 198, amata dai centauri per le sue curve tortuose, che dal Gerrei si inerpica fino al valico di Arquerì (984 metri) per poi ridiscendere fino alla costa orientale. La strada spacca in due il paese: nella parte più bassa si trova il nucleo storico con le sue caratteristiche casette in pietra di scisto, in quella più alta “is biginaus” moderni. Le origini di Ussàssai vanno ricercate sicuramente nel periodo prenuragico, come dimostrano le “domus de janas” – letteralmente “case delle fate”, ovvero tombe scavate nella roccia di 5 mila anni fa – che ritroviamo nelle località Perdobia e Orgia ‘e forrus. I nuraghi, le magnifiche fortezze risalenti al 1800-1000 a. C., sono invece sette, Nurassolu, Casteddu ‘e Joni, Useligisi, Arcu Addai che guardano a Ovest e Is Coccorronis, Mela e l’importante villaggio di Taccu Addai che guardano a Est. Poi i punici, i cartaginesi e anche i romani hanno lasciato tracce del loro passaggio, fino a ritrovare Ussàssai infeudato nel Giudicato di Cagliari. I pisani e gli spagnoli ne hanno successivamente condizionato le sorti, e il nome compare per la prima volta in un documento del 1350, “Villam Ussassay”.

Nel centro storico si trova la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista che conserva un prezioso ostensorio del 1625. Al XII secolo appartiene invece la chiesetta campestre di San Salvatore, che ospita anche un altro santo, Girolamo, patrono di un villaggio di epoca medievale oggi scomparso, Trobigittei. Costruita in scisto e travertino, in stile romanico-bizantino, e contornata da 16 caratteristiche “posadas” - casette monocellulari, ricovero per i fedeli – il santuario è situato in un luogo magico che domina i Tacchi e le loro valli. I santi “coinquilini” vengono festeggiati in settembre. Intorno a questo luogo ruota una leggenda che vuole Trobigittei e Pardi distrutti a causa di una donna, bella e crudele, Maria Cadelana.

Il Tacco più suggestivo è Su Casteddu de Joni, un complesso calcareo composto da decine di falesie situato a circa 1000 metri di altitudine, che ospita l’omonimo nuraghe e una roccia modellata dal vento chiamata “sa perda de Dante”, perché ricorda il profilo del Sommo Poeta.

Ussàssai è anche luogo di radicate tradizioni. La sua estrazione contadina è condensata in un importante museo etnografico, Sa Domu errica – Museo Begliuti, dove, insieme alle particolarità architettoniche della costruzione, sono conservati interessanti cimeli che testimoniano usi e costumi che le donne e gli uomini hanno tramandato fino a oggi. Il pane in particolare rappresenta il filo che unisce le generazioni dai tempi che furono. Il “civargiu”, fatto di semola e impastato con le patate assume in questi luoghi un sapore emozionante, mentre “su cocoi” (pane bianco), trova la sua trasposizione artistica nel “pani ‘e coia”, il pane dei matrimoni, “scolpito” da abili mani. Immancabili i celebri “culurgionis”, pasta ripiena di patate e di un particolare formaggio salato (in sardo “casu de fitta”) che ritroviamo anche nelle “cocoi prenas”, pane ripieno di patate e formaggio. Unico nel suo genere è “su stripidi”, delizioso pane non lievitato fatto con la zucca. Non mancano i dolci, vere leccornie quali “pardulas”, “amarettus”, “mustacciolus” e “pani ‘e sapa.

Il paese, da sempre orlato da orti, vigne, uliveti e frutteti, vanta un’importante produzione di mele, che regala al territorio una vocazione certamente identitaria. La regina delle cultivar è la mela Trempa Orrùbia, detta anche “mela de Ussassa”, diffusa in tutti i frutteti familiari e di origine probabilmente autoctona. Orti e frutteti sono anche i terreni che si tuffano verso il rio San Girolamo, le caratteristiche “iscas”, che guardano il fiume e custodiscono le celebri “piscinas”, pozze di acqua freschissima, dove gli ussassesi amano bagnarsi nei torridi pomeriggi estivi. Il territorio, che comprende parte della foresta demaniale Montarbu di Seui, è un vero parco naturalistico ricco di biodiversità, alberi monumentali, specie selvatiche. Qui passa il famoso Trenino Verde ed è possibile fare escursionismo, mountainbike, freeclimbing e acquatrekking.

Situato al confine tra le regioni storiche della Barbagia di Seulo, di cui fa parte, e dell’Ogliastra, Ussàssai è il più piccolo paese dell’omonima ex provincia, oggi inglobata in quella di Nùoro. La bellezza dei suoi paesaggi e dei suoi boschi di lecci e filliree, che lambiscono l’abitato, danno a questo borgo le sembianze di un suggestivo presepe incastonato al centro della costellazione dei celebri “Tacchi d’Ogliastra”, imponenti rocce calcaree verticali tipiche della zona. Il nome del paese è con ogni probabilità di origine nuragica e ha a che fare con questi monumenti naturali, chiamati in lingua sarda “assas”. U-sassa dovrebbe significare infatti “al di qua dell’assa”. E non è un caso che oltre il Tacco del monte Corongiu che guarda a Est si trovi il paese di Ulassai, Ul-assa ovvero “al di là dell’assa”.

Per arrivare in questo antico borgo è necessario percorrere la SS 198, amata dai centauri per le sue curve tortuose, che dal Gerrei si inerpica fino al valico di Arquerì (984 metri) per poi ridiscendere fino alla costa orientale. La strada spacca in due il paese: nella parte più bassa si trova il nucleo storico con le sue caratteristiche casette in pietra di scisto, in quella più alta “is biginaus” moderni. Le origini di Ussàssai vanno ricercate sicuramente nel periodo prenuragico, come dimostrano le “domus de janas” – letteralmente “case delle fate”, ovvero tombe scavate nella roccia di 5 mila anni fa – che ritroviamo nelle località Perdobia e Orgia ‘e forrus. I nuraghi, le magnifiche fortezze risalenti al 1800-1000 a. C., sono invece sette, Nurassolu, Casteddu ‘e Joni, Useligisi, Arcu Addai che guardano a Ovest e Is Coccorronis, Mela e l’importante villaggio di Taccu Addai che guardano a Est. Poi i punici, i cartaginesi e anche i romani hanno lasciato tracce del loro passaggio, fino a ritrovare Ussàssai infeudato nel Giudicato di Cagliari. I pisani e gli spagnoli ne hanno successivamente condizionato le sorti, e il nome compare per la prima volta in un documento del 1350, “Villam Ussassay”.

Nel centro storico si trova la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista che conserva un prezioso ostensorio del 1625. Al XII secolo appartiene invece la chiesetta campestre di San Salvatore, che ospita anche un altro santo, Girolamo, patrono di un villaggio di epoca medievale oggi scomparso, Trobigittei. Costruita in scisto e travertino, in stile romanico-bizantino, e contornata da 16 caratteristiche “posadas” - casette monocellulari, ricovero per i fedeli – il santuario è situato in un luogo magico che domina i Tacchi e le loro valli. I santi “coinquilini” vengono festeggiati in settembre. Intorno a questo luogo ruota una leggenda che vuole Trobigittei e Pardi distrutti a causa di una donna, bella e crudele, Maria Cadelana.

Il Tacco più suggestivo è Su Casteddu de Joni, un complesso calcareo composto da decine di falesie situato a circa 1000 metri di altitudine, che ospita l’omonimo nuraghe e una roccia modellata dal vento chiamata “sa perda de Dante”, perché ricorda il profilo del Sommo Poeta.

Ussàssai è anche luogo di radicate tradizioni. La sua estrazione contadina è condensata in un importante museo etnografico, Sa Domu errica – Museo Begliuti, dove, insieme alle particolarità architettoniche della costruzione, sono conservati interessanti cimeli che testimoniano usi e costumi che le donne e gli uomini hanno tramandato fino a oggi. Il pane in particolare rappresenta il filo che unisce le generazioni dai tempi che furono. Il “civargiu”, fatto di semola e impastato con le patate assume in questi luoghi un sapore emozionante, mentre “su cocoi” (pane bianco), trova la sua trasposizione artistica nel “pani ‘e coia”, il pane dei matrimoni, “scolpito” da abili mani. Immancabili i celebri “culurgionis”, pasta ripiena di patate e di un particolare formaggio salato (in sardo “casu de fitta”) che ritroviamo anche nelle “cocoi prenas”, pane ripieno di patate e formaggio. Unico nel suo genere è “su stripidi”, delizioso pane non lievitato fatto con la zucca. Non mancano i dolci, vere leccornie quali “pardulas”, “amarettus”, “mustacciolus” e “pani ‘e sapa.

Il paese, da sempre orlato da orti, vigne, uliveti e frutteti, vanta un’importante produzione di mele, che regala al territorio una vocazione certamente identitaria. La regina delle cultivar è la mela Trempa Orrùbia, detta anche “mela de Ussassa”, diffusa in tutti i frutteti familiari e di origine probabilmente autoctona. Orti e frutteti sono anche i terreni che si tuffano verso il rio San Girolamo, le caratteristiche “iscas”, che guardano il fiume e custodiscono le celebri “piscinas”, pozze di acqua freschissima, dove gli ussassesi amano bagnarsi nei torridi pomeriggi estivi. Il territorio, che comprende parte della foresta demaniale Montarbu di Seui, è un vero parco naturalistico ricco di biodiversità, alberi monumentali, specie selvatiche. Qui passa il famoso Trenino Verde ed è possibile fare escursionismo, mountainbike, freeclimbing e acquatrekking.

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